Diario di Viaggio

Caccia (arrabbiata) alla galleria elicoidale

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Fra Castelluccio Superiore e Castelluccio Inferiore (che solo in Italia possono essere due comuni distinti) c’è la galleria elicoidale delle Ferrovie Calabro Lucane sulla linea che da Lagonegro scendeva a Spezzano Albanese. Un manufatto dal valore storico, culturale, oltre che ingegneristico. Chiedo ad almeno dieci persone a Castelluccio, senza che nessuno mi sappia dire con certezza dove si trova. Alla fine desisto. In realtà di questo pezzo di storia non frega niente a nessuno. È vero, è stata soppressa da 35 anni la vecchia linea, le cui stazioni, i vecchi caselli, la sede delle rotaie, sono ancora lì mischiati all’uomo e alla natura, nella bellezza lancinante del Parco del Pollino. È vero. Però fa male vedere buttare via un capolavoro così’ su cui si potrebbe passeggiare, esplorare, riflettere, ricordare, commuovere. Se si cancella dalla memoria allora è giusto che la natura continui a sbranare con i rovi, con i tetti che crollano, tutto questo. Purché faccia presto, perché assiste allo strazio del lento oblio è troppo doloroso. Piuttosto un colpo alla testa. Andiamoci con ruspe e caterpillar, distruggiamo tutto e finiamola qua. Forse, solo allora qualche coccodrillo piangerà

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Lavori fra Lauria e Lagonegro

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Avete presente i lavori fra Lauria e Lagonegro? Quelli di Isoradio. Esattamente sotto al km 131 della A3, quello mai aperto fino a quest’anno, per via di un viadotto che oscillava di 50 cm al giorno, Dario e Patrizia, marito e moglie, hanno aperto un Parco Geologico (Micromondo si chiama) in un mobilificio dismesso. Per insegnare a tutti che se è vero che la geologia è la grammatica della natura, in Appennino questo vale doppio, soprattutto in una delle zone più sismiche d’Italia. “Quassù tutto è geologia, tutto dipende dal terreno su cui stiamo: le nostre vite, i nostri progetti”‘ mi dice. Il Parco è nato con un prestito d’onore qualche anno fa e oggi ci passano quasi 6 persone all’anno. In mezzora mi spiega come si è formato il sistema solare, la terra, la tettonica a zolle. Mi parla di vulcani e carsismo, di ghiacci e faglie. E all’improvviso scatena un vero terremoto.
Intanto lassù, sulla Salerno-Reggio, gli uomini continuano a tessere quella tela di penelope che la logica avrebbe voluto far passare altrove, ma la politica ha piazzato nel midollo della montagna. Montagna che adesso si ribella. Come alla galleria Renazza (già il nome…), un buco nella terra argillosa che ad ogni scavo si dilata e riprendendosi i metri cubi rubati dagli uomini.

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Lagonegro vista da qua

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Adesso si dirà che sono il solito affezionato alle anticaglie industriali. Però venite a vedere Lagonegro dal basso. Dal binario 1 della stazione ferroviaria abbandonata da un quarto di secolo. Da quaggiù il paese è ancora un feudo pastore a vedetta dell’ultimo istmo di Italia. E oltre dalla roccia si lancia nell’ignoto della foresta il ponte delle vecchie Ferrovie Calabro Lucane, sollevato dal bradisismo di una terra che non riesce a star ferma. Lagonegro era le colonne d’ercole dello scartamento ordinairio. Oltre potevi proseguire con lo scartamento ridotto fino a Spezzano Albanese. Che non era solo un fatto tecnico, era un salto immaginifico, l’ingresso nella dimensione onirica del viaggio.
Un comitato sta lottando per riattivare la linea che da Lagonegro sale a nord verso Sicignano.
Faccio il tifo per loro.

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Come gusci d’uovo

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Si fanno foto da cartolina a tutti i paesi dell’entroterra. Quelle apparenti bomboniere di case abbarbicate sulla rupe di turno. Invece avvicinandoti ti accorgi di entrare in una scatola vuota. In un guscio a cui è stato succhiato da tempo il tuorlo e rimane solo un sottile strato di calcare pronto a sbriciolarsi. Solo oggi sono stato a Bisaccia, Andretta, Pescopagano, Castelgrande, Muro Lucano. La cosa impressionante è il silenzio a qualsiasi ora del giorno. Perché non c’è più nessuno. Intere strade con case e porte sbarrate. E quei pochi che rimangono non hanno l’età o lo spirito per dire nulla. Franco Arminio, poeta geniale, li chiama i “rimanenti”, involuzione morale dei residenti. Rimane, finché durerà, la forma del paese. Un perimetro sempre più fragile e culturalmente poco significativo. Non ci resta che la toponomastica. E poi, più neanche quella

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Andretta, a zonzo con….. l’arginatore

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Due passi ad Andretta con Fabio, apprendista paesologo e arginatore professionista. La moglie lavora e lui da 6 anni di dedica a casa, figli orto. Produce un reddito al contrario, arginando le spese: babysitteraggio, lavori domestici, manutenzione casa, alimentari. A tutto pensa lui. Fra le vie di un paese deserto (“silenzio corrosivo e acido”, dice Fabio) mi parla delle lotte contadine degli anni 50 per prendere l’altopiano del Formicoso ai latifondisti. Lo stesso altopiano che adesso è il più grande insediamento eolico d’Europa.
Nel paese gli unici cartelli sono gli annunci mortuari (“sono queste le notizie qua purtroppo”). Fabio vorrebbe portare in queste case artisti e intellettuali, per innestare nel vecchio fusto, nuova linfa. Ci lasciamo con un abbraccio e la promessa di tenerci in contatto.

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Bisaccia: i due lati del vento

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A Bisaccia, paese circondato da 170 pale eoliche, arrivo che è giorno di chiusura negozi. Il paese sembra sbarrato. Sui muri annunci mortuari ovunque. Parlo con Carlo, ingegnere, e Vito, albergatore. Due che con l’eolico ci vivono e danno lavoro. Ti raccontano di un settore che comunque un po’ di occupazione l’ha portata e potrebbe portarne ancora se si riuscirà ad aprire due stabilimenti di assemblaggio delle pale proprio a Bisaccia. Vocazione turistica qua non c’è mai stata, vento invece sì. E allora il ragionamento si sposta sul prezzo che si è disposti a pagare e i benefici che porta una skyline tutta di aerogeneratori. Il tema è complesso.

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Per qualche kilowatt in più….

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A Castelfranco in Miscano, dove Sergio Leone ha girato “Per qualche dollaro in più”, un paese morto e indifferente, appoggiato su un crinale in cui l’unica cosa che si muove sono le centinaia di pale eoliche. Gigantesche, onnipresenti. Davanti e dietro a te. E sopra: con un frusciare continuo come di una sportina di plastica che ti si chiude sulla testa e ti entra nel cervello come martello pneumatico. Un girare vorticoso che dà vertigine e mal di mare. Un paesaggio lunare, in cui qualche kilowatt si è barattato col paesaggio. O forse con qualcosa di ancor più importante, qualcosa che sta dentro a ciascuno di noi. Perchè ciò che siamo è inscindibile da ciò che ci circonda. Una signora a passeggio con una bambina fra i campi bruni, appena dissodati, sotto le pale, mi dice che a lei non dispiacciono affatto: “movimentano il paesaggio”. Punti di vista.

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Riccia: Se ti sposo sulla Statale 17

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Statale 17 bloccata a Riccia….per matrimonio. Auguri a Sara e Gigi da…Faenza

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A Jelsi, sulla via di San Michele

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A Jelsi, paese fondato dai bulgari, vengo rapito da una banda di bambini entusiasti che mi fanno da guide per il paese. E mi parlano di un mostro, l’urz, che viene a visitare gli abitanti per Carnevale. Poi mi conducono in una cripta misteriosa, dove si sperimentò la prima pittura in prospettiva con un Cristo completamente nudo. E dove puoi toccar le ossa dei morti per la peste del 600. Ma è San Michele oggi, così finisco in un trekking improvvisato sulla via Micaelica, antica via di pellegrini che gli abitanti di Riccia e Gildone hanno riscoperto. Michele, fabbro e archeologo dalla mole possente mi parla del culto di San Michele e dello spirito gitano di queste terre. E Antonio mi invita a guardare il paesaggio: “la vedi quella collina là? Tante case sparse, ognuna col suo pezzetto di terra. Qua siamo artigiani, piccoli contadini, sempre abituati all’autonomia, all’indipendenza economica, da quando ci facevamo le case con paglia, canne e sterco. Questo spirito ha forgiato il paesaggio”. Camminiamo lungo la via dei pellegrini lungo antiche taverne, croci viarie e monasteri. E ognuno lascia sul brecciolino il proprio ricordo di una terra armentizia e artigiana. Crocevia da millenni di uomini in viaggio, come te oggi. Confine e punto di snodo per fato e per vocazione.

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Una mela a Carovilli

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Andrea di Girolamo, caro amico, viene a salutarmi all’alba per portarmi una mela. Sta andando a pulire il sentiero di San Michele. E intanto Carovilli si sveglia preparandosi alla festa del Santo. Paese fantastico Carovilli, dove capisci l’importanza delle persone che sorridono e che lottano. Per tornare a far fischia un treno, ad esempio. Scendi nella Piana di Sessano avvolta dalle nuvole e percorri il Carpino costeggiando la vecchia ferrovia, che è un tutt’uno con l’acqua.

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