Nel covo dei resistenti alla ‘ndrangheta

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A Serra San Bruno, paesone di boschi inselvatichiti fra Tirreno e Jonio, se fai attività civile contro la ‘ndrangheta, può capitarti di trovarti davanti alla sede dell’associazione una testa mozzata d’agnello ancora sanguinante. Come è successo ai ragazzi dell’Associazione Il Brigante, che tengono anche un giornale online di denuncia nell’area delle Serre Calabresi (www.ilvizzarro.it). Passa il dopocena nel loro covo, a farti raccontare delle battaglie per l’acqua di rete e per il mantenimento dell’ospedale. E delle loro attività per togliere qualche ragazzo dalla strada con il teatro, i libri, o costruendo antichi strumenti musicali. Parliamo del presidio del territorio. Quello di stampo medioevale e mafioso, dove ogni ‘ndrina lotta per accaparrarsi pezzi di bosco. Che significa legname, ma soprattutto controllo dei traffici e dei passaggi in una terra, quella delle Serre, snodo fra Jonio e Tirreno. Il crinale dell’Appennino, da queste parti, è anche e soprattutto questo. “Nelle persone l’attitudine alla questua verso il potente di paese e al familismo è assolutamente radicata”, mi dice Salvatore. “Smuovere le coscienze non è facile. Se riusciremo a costruire un mondo migliore per noi, bene. Altrimenti spero almeno che ciò che facciamo serva a indicare ai ragazzini che c’è un altro modo di vedere le cose e possano fare scelte diverse dei loro padri…”

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